Rudy Bandiera

Lo ammetto, ho riflettuto non poco prima di scrivere quest’articolo: a ben vedere, del social media marketing day di martedì scorso (#SMMdayIT per amici e cinguettatori) ormai si è parlato in tutte le salse.

Testate giornalistiche e blogger autorevoli hanno già provveduto a stendere resoconti dettagliatissimi della giornata, ben farciti di riflessioni sui singoli interventi e statistiche più che eloquenti: abbiamo superato i 14.000 tweet, ci siamo posizionati ai primissimi posti tra le tendenze italiane su Twitter (con tanto di account bloccato a fine giornata), l’affluenza ha toccato le mille presenze… e ogni ulteriore commento sulle proporzioni della manifestazione sarebbe superfluo.

Curiosando tra i vari portali mi sono imbattuta in un vero e proprio tsunami mediatico al quale non avrei davvero potuto aggiungere nulla. O quasi.

Stavo per rinunciare al mio “report da novellina“, quando ho ricordato, tra le altre, la massima di Paolo Massobrio“chi non comunica non esiste”. E ho capito che forse, nel mio piccolo, anch’io avevo qualcosa da dire.

Siamo tutti micro giornalisti

Seppur in 140 caratteri, seppur in tutta fretta e cercando di tener testa ai ritmi serratissimi degli interventi, la quasi totalità dei presenti in sala è stata reporter dell’evento.

Da fervida blogger digiuna di eventi live (ho sempre ponderato 20 volte su ogni sillaba di un post) questo è stato in assoluto il mio primo live tweeting. Ritrovarsi con gli occhi ancorati al maxischermo e le dita che non smettono di battere sul monitor in una frenesia che ha del paranormale mi ha fatto capire quanto la comunicazione online ci stia inesorabilmente cambiando: niente più articoli sul quotidiano del mattino dopo, niente più reportistica asettica, niente più cascate di dati senz’anima. Chi si oppone al social si oppone al progresso.

Oggi siamo storyteller. Che vuol dire tutto e niente, fondamentalmente è come raccontare a un amico la nostra giornata enfatizzando i punti salienti, solo che oggi lo facciamo con il mondo intero, qui e ora, come una diretta tv che diffonde esperienze di vita racchiuse in un hashtag.


È stato prima strano, poi coinvolgente, poi irrinunciabile. Un tweet tira l’altro, la voglia di condividere citazioni, battute, statistiche e consigli non scema neppure dopo tre ore di conferenza, e anche quando la fame inizia a farsi sentire c’è chi anziché alzarsi e far rotta verso il ristorante cinguetta un inequivocabile “abbiamo fame”. Perché si è social nel bene e nel male, in salute e in malattia.

Il networking, lo stalking, l’influenza dell’influencer

L’evento era riservato agli addetti ai lavori, ma come in ogni campo c’è chi è guida e c’è chi è allievo. Due ventitreenni sbarcate solo da un anno nel mondo del web non possono che avere delle figure di riferimento da cui apprendere i segreti del mestiere.

#SMMDayIT SkandeLeggiamo sul libretto networking e storciamo il naso, ma poi ci rendiamo conto che networking è esattamente ciò che facciamo ogni mattina sui social, quando condividiamo e commentiamo gli articoli più rilevanti della giornata coinvolgendo l’autore. Solo, per una volta, off line. E senza essere bollate come stalker.

E così ci togliamo la maschera, usciamo dalla gabbia degli hashtag e ci scappano i selfie con Skande, Rudy Bandiera e Andrea Albanese. Tre personaggi che ci stupiscono con la loro disponibilità, simpatia e gentilezza. E ci dimostrano ancora una volta quanto il divario online-offline sia sempre più impalpabile: piacere alla gente è il lavoro più difficile al mondo, per essere apprezzati sul web si dev’essere genuini anche in carne ed ossa.

L’offline che fa bene all’online

Rudy Bandiera nel corso del suo intervento è stato profetico sul destino dell’advertising online: “finché ce la raccontiamo tra di noi non cambia nulla: dobbiamo uscire dalla Rete, educare chi ancora non conosce questo mondo”.

Presenziare ad un evento di questa portata è un toccasana per chi come me è abituato a fossilizzarsi davanti allo schermo per otto ore al giorno: aiuta a capire quanto sia importante cercare tutte le vie possibili per far passare un messaggio, specie se questo messaggio è importante per chi non ha ancora compreso appieno le potenzialità del web 3.0. Parlare, chiacchierare, farsi conoscere in real life è parte integrante del nostro lavoro. E tutti i giovani che si approcciano a questa professione avrebbero bisogno di un #SMMdayIT per capire e toccare con mano il mondo in cui si stanno avventurando, con tutto il suo carico di novità e mutamenti sempre dietro l’angolo.

Una giornata così non te la scordi facilmente.

E quando il giorno dopo scopri di essere protagonista di un meme, come fai a non restare affascinata dalla magia del web?

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